
Il “Teatro Nuovo” di Padova in un disegno-suggestione dell’arch. Ivan Iobstraibizer
La recente improvvisa chiusura del 31 ottobre 2026 – si spera temporanea – dell’Auditorium Pollini di Padova per problemi ai sistemi impiantistici, decisa a poche ore di distanza dall’inaugurazione della 61° Stagione Concertistica dell’Orchestra di Padova e del Veneto (in due turni oltre 800 spettatori e 58 musicisti sul palcoscenico per Ravel e Stravinsky) e prima di un importantissimo appuntamento per famiglie con oltre 400 spettatori il 31 ottobre, apre il dibattito sulla disponibilità delle strutture musicali in città. Per quanto è ancora possibile lasciare una delle prime orchestre nazionali italiane, 40.000 spettatori e 140 concerti nel 2026, senza una sede stabile per la propria attività musicale?
Una città europea ha bisogno di strutture artistiche efficienti
A pochi mesi dalle elezioni amministrative del maggio 2027, sentiamo l’esigenza di formulare un appello a tutti i futuri candidati sindaco, affinchè maturi una seria presa di coscienza sulle condizioni (eccellenti) del sistema dello “spettacolo dal vivo” a Padova, e sulla situazione (grave, precaria e compromessa) delle infrastrutture padovane per lo spettacolo.
La ricchezza e pluralità delle iniziative per il teatro, la musica, la danza in città meritano – a nostro modesto avviso – ben altra attenzione politica e spirito realizzativo, rispetto a quanto effettivamente prodotto negli ultimi vent’anni.
Va fatta innanzitutto una premessa: non mancano luoghi per l’esecuzione di musica da camera, se per tale specialità si intendono solisti di pianoforte, quartetti d’archi, e composizioni artistiche più o meno articolate su dimensioni minori. Si tratta di spettacoli minori che rappresentano la base per la formazione degli artisti allo spettacolo dal vivo.
Invece per le istituzioni maggiori, come i Solisti Veneti (specializzati in concerti fino a 20-22 professori), ma soprattutto per l’Orchestra di Padova e del Veneto, collocatasi nel 2026 tra le prime orchestre nazionali di musica sinfonica, classica e contemporanea, e per la lirica, che richiedono composizioni da 22 e fino a 60-70 musicisti, non vi sono palcoscenici idonei a Padova e in periferia eccetto il Teatro Verdi e – limitatamente a 50-52 – il palcoscenico dell’Auditorium Pollini, che già appare come destinatario di una pesante ristrutturazione nel triennio 2027-2029, e dal 2021, a seguito di incendio, non dispone di aria condizionata e scarso e costoso riscaldamento.
Apprezziamo che nel piano triennale del Comune di Padova approvato in questi giorni si collochi al primo posto la ristrutturazione dell’Auditorium Pollini con una spesa superiore a € 12.000.000,00, ma non possiamo trascurare il fatto che l’Auditorium Pollini non può essere chiuso per un anno o tre anni, se prima non sia conclusa la realizzazione del nuovo Auditorium ex-teatro MPX, al momento ancora ai blocchi di partenza, con una prospettiva di lavoro di 12-18 mesi e continue problematiche emergenti.
Senza questi palcoscenici, la musica padovana potrebbe subire, anche improvvisamente, un clamoroso stop (come si è costantemente rischiato dal 2021 ad oggi, con un Auditorium Pollini spesso in crisi di sicurezza e molteplici tentativi di limitarne la capienza). Il Teatro Verdi, a sua volta, è costantemente sotto pressione per mantenere il ritmo produttivo di produzione di rappresentazioni teatrali, recitazione, danza e lirica, risultando di fatto persino impedito a mantenere l’ambiziosa posizione conseguita nel 2025 di “teatro di interesse nazionale”.
Due palcoscenici poco adeguati (Verdi e Pollini) possono mantenere teatro e orchestre locali. Nessuno dei due riesce a ospitare organicamente eventi o opportunità nazionali e internazionali in una logica di scambio tra le principali orchestre e teatri europei.
Le altre sale di dimensione adeguata, come la Sala dei Giganti dell’Università di Padova, o la Sala Giotto di Padovahall, oppure il teatro Don Bosco recentemente acquistato dal Comune di Padova, dispongono di palcoscenici e infrastrutture totalmente inadeguati all’attività musicale e teatrale realizzata dal TSV e dall’Orchestra di Padova e del Veneto. Le sale di Padovahall, inoltre, sono inadatte dal punto di vista acustico, oltre che logistico, a supportare manifestazioni musicali.
Risulta pertanto evidente che – per la futura Amministrazione Comunale di Padova – costituiscono priorità programmatica, ma soprattutto realizzativa, i seguenti obbiettivi:
- Realizzare un nuovo teatro per la lirica, la musica, la danza e la recitazione di almeno 1.000-1.500 posti a sedere, con torre scenica, palcoscenico di 500-600 mq., fossa per concerto, camerini ed almeno due-tre sale prova collegate.
- Disponibilità di un auditorium musicale – può essere anche lo stesso teatro di cui al punto precedente – con un palcoscenico di almeno 500-600 mq. con disponibilità di spettatori anche fino a 1.500, se si vuole la musica leggera e popolare e il teatro popolare, anche 2.500-3.000 spettatori, in forma modulabile, e camera acustica (pareti e palcoscenico in legno) idonee alle esigenze musicali.
- Tale dimensionamento, oltre a permettere una programmazione di natura nazionale, permetterebbe anche di favorire presenze europee, tournee internazionali, spazio per la realizzazione di spettacoli e incontri culturali multietnici, e una particolare contaminazione culturale tra diverse etnie presenti nel territorio padovano e veneto, di cui è sempre più difficile non tenere conto in una logica di società multietnica, multirazziale, e multiculturale.
Il risultato di questa crisi infrastrutturale è di fronte ai nostri occhi: se non verrà realizzato in tempi brevi l’auditorium da 600 posti presso il Teatro MPX promesso già nel 2024 e attualmente in fase di gestazione o inizio del lavori, l’auditorium Pollini non potrà aprire il cantiere di ristrutturazione, e se non sarà disponibile in prospettiva un “nuovo teatro” per la città, molti eventi verranno perduti e la stessa identità dell’Orchestra, dei Solisti Veneti, la didattica del Conservatorio e l’attività del Teatro Stabile del Veneto rimarranno costantemente in balia di problematiche tecniche che possono metterle in difficoltà o sul lastrico da un giorno all’altro.
I numeri di Padova e del Veneto
Dall’analisi del Rapporto SIAE 2025 sullo spettacolo, emergono alcune evidenze importanti che collocano già il Veneto e Padova ai primi posti per lo spettacolo dal vivo nazionale. Il sistema possiede una forte capacità attrattiva e generativa sotto il profilo artistico ed economico, anche nell’indotto locale e regionale.
- Nel 2025 in Italia sono stati rilevati complessivamente 67.890 concerti per 31.512.325 spettatori e una spesa complessiva superiore a 1,16 miliardi di euro.
- Il Nordest è la seconda macroarea in Italia dopo il Nord Ovest, e ospita 16.355 concerti per 7.321.404 spettatori, pari a ¼ di quelli di tutta Italia.
- Il Nord-ovest registra una spesa media per spettatore di oltre 41,80 €, contro i circa 37,80 € del Nord-est, i 40,58 € del Centro e i 26,69 € del Sud.
- A livello regionale, la graduatoria è la seguente:
- 1ª Lombardia: 10.878 spettacoli, 6.915.315 spettatori, 307,47 mln € di spesa
- 2° Lazio: 5.915 spettacoli, 3.464.524 spettatori, 161,61 mln € di spesa
- 3ª Emilia-Romagna: 6.548 spettacoli, 3.405.642 spettatori, 132,83 mln € di spesa
- 4° Veneto: 6.006 spettacoli, 2.652.038 spettatori, 108,15 mln € di spesa
- All’interno della ripartizione Nord-est, il Veneto genera il 36,7% dei concerti e il 36,2% degli spettatori, superando Friuli-Venezia Giulia (791.837 spettatori) e Trentino-Alto Adige (471.887) messi insieme, collocandosi subito alle spalle dell’Emilia-Romagna.
- Volume di pubblico di Padova: Con 3.228.263 spettatori (e 40.498 spettacoli complessivi), Padova si colloca al 18° posto in Italia per affluenza di pubblico su oltre 100 province.
- Nel contesto veneto: Si posiziona al 3° posto regionale, dietro ai grandi poli attrattivi di Verona (9.432.527 spettatori, trainata dall’Arena e dalle manifestazioni estive) e Venezia (5.362.354 spettatori), precedendo province limitrofe ad alta densità produttiva e culturale come Treviso (3.028.663) e Vicenza (2.946.517).
- Confronto con capoluoghi omologhi fuori regione: i volumi di Padova risultano superiori a centri provinciali come Perugia (2.879.449), Udine (2.704.078) o Modena (2.505.895), inserendosi nella fascia dimensionale subito a ridosso di province metropolitane come Catania, Monza-Brianza e Palermo.
Il quinquennio a livello nazionale (Tavola 077) evidenzia come il comparto Concerti sia stato il motore trainante della ripresa post-pandemica rispetto agli altri macrosettori:
- Concerti: Gli spettatori sono passati da 4,77 milioni nel 2021 a 24,39 milioni nel 2022, per poi raggiungere 31,51 milioni nel 2025 (+560% rispetto al 2021 e +8,7% sul 2024), con la spesa al botteghino che ha superato per la prima volta la soglia di 1,16 miliardi di euro.
- Teatro: Crescita costante ma più contenuta, passando da 6,64 milioni (2021) a 29,75 milioni di spettatori (2025).
- Cinema: Dopo il balzo 2021–2023 (da 26,7 a 74,1 milioni di spettatori), ha mostrato una lieve flessione nel biennio recente, assestandosi a 71,75 milioni nel 2025.
Si può quindi affermare che esistono gli spazi e le potenzialità necessarie per un salto di qualità padovano nel quadro regionale, nazionale ed europeo, e che la tendenza alla crescita risulta marcata e motivata in misura tale da valutare il settore dello spettacolo dal vivo, e in particolare quello legato alla musica a forte potenzialità economica, culturale e sociale.
I motivi sono evidenti, e sono legati al progressivo abbandono, da parte delle famiglie e dei singoli, del modello di intrattenimento basato sulla televisione e i social network, considerato perdente, a favore di un modello di intrattenimento basato su relazioni sociali, sensoriali ed emotive più specifiche ed esperienziali. Anche nel caso dei bambini e delle famiglie, musica e teatro stanno diventando la prima scelta di intrattenimento perché basati su esperienze reali, identitarie e non mediate dal filtro digitale, percepito negativo per l’educazione e la socialità dei giovani.
Non bisogna poi sottovalutare il fatto che lo spettacolo dal vivo offre a Padova sbocchi professionali artistici e tecnici e di amministrazione e marketing per centinaia e centinaia di giovani, forse oltre 500 solo in città, sulla base dei volumi d’affari in gioco, oltre a tutto l’indotto commerciale che vi gira intorno. Si tratta di dati lavorativamente ed economicamente rilevanti, con un notevole moltiplicatore del reddito che aumenta sempre più in relazione al conseguimento di elevati punteggi ministeriali nelle diverse discipline teatrali, musicali, della lirica e della danza, per cui – si è visto – Padova e Veneto si trovano ai vertici nazionali.
La situazione delle infrastrutture e dell’ospitalità artistica
Non è nostra intenzione mettere sotto il giudizio il passato, anche recente, ma a questo punto è d’obbligo riepilogare brevemente la situazione reale a Padova dal 1981, anno di inaugurazione dell’Auditorium Pollini, ad oggi.
Auditorium Cesare Pollini (1981 – oggi)
L’Auditorium Cesare Pollini, inaugurato nel 1981, è stato per oltre quarant’anni il principale spazio cittadino per la musica sinfonica e cameristica. Ospita circa 546 posti ed è stato sottoposto a importanti interventi di adeguamento nel 2004-2005 e a un miglioramento acustico nel 2017. Nel luglio del 2021, un incendio ha danneggiato la centrale termica e l’aria condizionata – pur riparata – è incompatibile con l’esecuzione di opere sinfoniche. Dopo 55 anni dall’inaugurazione, il tasso di occupazione è elevato, il palcoscenico è troppo stretto e largo, mancano i camerini, i bagni sono fatiscenti, manca un ascensore. Complessivamente, ha 550 posti a sedere e richiede di un intervento di ristrutturazione abbastanza serio. Ma evidentemente sono state ignorate le difficoltà della preventiva ristrutturazione del Conservatorio e del successivo intervento sull’Auditorium.
Progetto Nuovo Auditorium nell’area Boschetti/Piovego (anni 2000-2010)
Negli anni 2000 il Comune promosse il progetto di un grande auditorium multifunzionale vicino al centro storico, tra i Giardini dell’Arena e il Piovego. Il progetto vincitore fu quello dello Studio Kada e Wittfeld Architekten austriaco, che prevedeva:
- una sala principale da circa 1.400 posti;
- un parco della musica integrato con il paesaggio urbano;
- spazi per concerti, attività culturali e formazione musicale.
Il progetto suscitò un lungo dibattito per i costi, l’impatto urbanistico e la vicinanza alla Cappella degli Scrovegni e, dopo controversie anche legali con i progettisti proponenti, non venne realizzato, con pesanti conseguenze sulla programmazione artistica cittadina, provinciale e regionale. Al suo posto, nel 2008-2009 fu ipotizzata la realizzazione di un grande auditorium e centro congressi nella Fiera di Padova, al posto dello storico “Palazzo di esposizione delle Nazioni”, con una sala da 1.500 posti modularmente riducibile, una da 1.100 e alcune sale minori. Il progetto fu realizzato e inaugurato nel 2019, ma senza alcun accorgimento acustico o strutturale (camerini, servizi, camera acustica, torre scenica) che ne permettessero anche l’uso per spettacoli, e viene attualmente utilizzato prevalentemente per convegni e conferenze universitarie e imprenditoriali, anche se OPV lo usa da alcuni anni per occasionali concerti di natura istituzionale.
Ipotesi di riuso dell’Ex Foro Boario
Nel corso degli anni (fin dagli anni ’70 del XX secolo) furono elaborate anche proposte di riqualificazione dell’area dell’Ex Foro Boarioin Prato della Valle, a ridosso del velodromo Monti e della caserma Salomone, con destinazione culturale e multifunzionali che in alcuni casi comprendevano funzioni legate a spettacoli e musica. Lo spazio di Piazza Rabin fu successivamente adibito a parcheggio a raso (evitando gli spazi sotterranei per la ipotizzata presenza di un convento benedettino). Non si è mai arrivati alla realizzazione di un grande auditorium musicale cittadino in quest’area. La “location” risulta attrattiva in quanto lo spazio di Prato della Valle possiede quinte architettoniche storiche e di natura e notorietà mondiale, la Basilica di Santa Giustina, quella del Santo, l’Orto Botanico 1545 e il Giardino della Biodiversità, patrimoni UNESCO. Potrebbero rendersi disponibili spazi sia al Velodromo Monti, sia allo stadio Appiani, sia alla Caserma Salomone, ma al momento non risultano progettualità in tal senso.
Casa della Musica e nuovo Auditorium a Palazzo Foscarini
Sulla base di idee emerse nel 2014-2018, si registra anche il periodo di progettualità dedicato alla realizzazione di un nuovo auditorium musicale a Palazzo Foscarini, in Piazza Eremitani, palazzo di proprietà di Banca Intesa che avrebbe ospitato l’allargamento del Conservatorio musicale Cesare Pollini e la realizzazione di un auditorium circolare di 1.000 posti immediatamente a ridosso dell’attuale auditorium Pollini, grazie a un progetto donato dagli architetti Carli-Moschino e alla sinergia tra Comune di Padova e Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo. Il progetto del grande auditorium a Palazzo Foscarini si è fermato, tuttavia, a causa di complessità tecnico-finanziarie. tra cui il mancato accesso allo sgravio dell’Art Bonus per l’opera. Palazzo Foscarini è stato ristrutturato (anche grazie a un finanziamento di 8 milioni di euro da parte di Intesa Sanpaolo e al contributo di 1 milione da parte della Fondazione e inaugurato nell’ottobre 2024 come nuova sede distaccata del Conservatorio Cesare Pollini. La struttura di via Eremitani 22/24 comprende circa 30 nuove aule didattiche, aule studio per la biblioteca e uno studio di registrazione al piano interrato.
Interventi di sistemazione del Teatro comunale “Giuseppe Verdi”
Nel frattempo, nel 2022 il Teatro Verdi di Padova ha subito una chiusura temporanea di circa dieci giorni a causa della caduta di calcinacci dal controsoffitto, che ha richiesto lavori urgenti di messa in sicurezza e lo spostamento di alcuni spettacoli. A seguito di tale intervento, sono stati poi realizzati ulteriori lavori di manutenzione straordinaria, tra cui la totale sostituzioni delle sedute in platea, interventi di ristrutturazione della galleria popolare, e interventi di manutenzione ai palchi e agli arredi. Tuttavia, il tasso di occupazione del teatro comunale Giuseppe Verdi risulta eccessivo e contrasta l’obbiettivo del “Teatro Stabile del Veneto” di crescere in numero di spettacoli e spettatori, permettendo il mantenimento del livello di Teatro di Interesse Nazionale, conseguito nel 2025. Risulta sempre più evidente l’esigenza di disporre di un “Teatro Nuovo” con una capienza intorno ai 1.300-1.500 spettatori, in grado di ospitare una ambiziosa programmazione di livello regionale.
Trasformazione della Multisala MPX in auditorium musicale (2024-2026)
Il progetto attualmente più recente riguarda l’ex Multisala MPX di via Bonporti. Il Comune di Padova ha acquistato la struttura del teatro storico diocesano, realizzato nel 1952, nel mese di ottobre 2024, per trasformarla in un auditorium dedicato alla musica sinfonica, classica e da camera e nella nuova sede dell’Orchestra di Padova e del Veneto (OPV).
Il progetto prevede:
- la riconversione della Sala Petrarca in una nuova “stanza della musica” con estensione del palcoscenico e camera acustica specifica per le attività concertistiche, la sostituzione completa delle sedute e la sistemazione interna ed esterna come uso auditorium per la città, per sostituire e poi integrare l’auditorium Pollini una volta ristrutturato.
- spazi per orchestra, prove e attività culturali;
- il mantenimento di un cinema da 100 posti, che resterebbe l’unico cinema pubblico operativo nel centro storico della città.
- un investimento pubblico di circa 1,9 milioni di euro per la riqualificazione della sala.
Futuro rifacimento dell’Auditorium Pollini
Una volta reso disponibile l’Auditorium MPX a fine 2027 – il quale, secondo il Municipio dovrebbe essere intitolato a Claudio Scimone – è previsto un profondo intervento di riqualificazione dell’Auditorium Cesare Pollini, con un investimento stimato di circa 12 milioni di euro. L’intervento dovrebbe aumentare la capienza fino a circa 700 posti e migliorare palco e servizi (ala Cassan, camerini per i musicisti, ampiamento palcoscenico, ascensore di servizio disabili, bagni nuovi, manutenzione della sala, sostituzione delle sedute, ampliamento.
Per ragioni legate alle esigenze delle attività didattiche del Conservatorio, dell’Orchestra del Conservatorio, dell’Orchestra di Padova e del Veneto, dei Solisti Veneti e di una miriade di organizzazioni musicali di piccole, medie e grandi dimensioni nella sfera privata e del terzo settore, la ristrutturazione dell’Auditorium Pollini deve essere progettata in stralci, approvata e avviata solo dopo che l’auditorium MPX sarà stato completato, collaudato e aperto, in quanto la mancanza di un auditorium a Padova per un periodo di tempo anche solo trimestrale o semestrale, metterebbe a rischio quasi 400 posti di lavoro e un ingente flusso finanziario proveniente dal Ministero della Cultura e dalla Regione Veneto.
La situazione che emerge dall’analisi
Considerando che, nel 2017-2018, l’ipotesi di lavoro più plausibile era di realizzare il secondo Auditorium nei locali dell’Esattoria di Banca Intesa a fianco dell’Auditorium Pollini, insieme alla “Casa della Musica” che doveva ospitare Conservatorio, Amici della Musica, Orchestra di Padova e del Veneto e altre organizzazioni musicali ETS padovane, e che tale ipotesi è naufragata definitivamente con la rinuncia, da parte di Intesa San Paolo di dare corso al progetto, e che – grazie alla generosità della Fondazione – i fondi originariamente destinati a tale progetto sono stati spostati su MPX e Auditorium Pollini, la situazione infrastrutturale della Musica – e più recentemente del Teatro e della Danza – e quindi in generale dello Spettacolo dal Vivo come inteso dal Ministero della Cultura, a Padova -inteso come hub centrale regionale – appare sempre più:
- Problematica per la gestione del rischio: un banale problema al Verdi o al Pollini, del tutto possibili, azzererebbe gli spazi disponibili per la realizzazione di spettacoli dal vivo. Considerata la vetustà dei locali considerati, come accadde nel 2021 al Pollini con gli impianti e nel 2022 al Verdi con il soffitto dell’atrio, per tali incidenti non è possibile valutare il se, ma il quando.
- Inadeguata al ruolo e all’immagine della città come “hub” attrattivo regionale delle arti performative. La mancanza di spazi disponibili impedisce di invitare, essere invitati, sperimentare, effettuare rappresentazioni di livello nazionale e internazionale perché gli spazi disponibili risultano perennemente occupati dagli operatori locali, con grave detrimento per l’attrattività commerciale, culturale e turistica specifica, sia pendolare che nazionale e internazionale.
- La grave mancanza si ripercuote anche sul territorio termale euganeo, che non dispone di un auditorium adeguato a ospitare concerti e teatro, ma solo di soluzioni raffazzonate e di complesso equilibrio economico.
- Molti Comuni, anche grazie al PNRR, nella provincia hanno ovviato a questa mancanza realizzando ottimi spazi (Albignasego, Vigonza, Borgoricco, Camposampiero, Rubano e molti altri) ma, per raggiungibilità e ampiezza, solo alcuni si prestano ad attività stagionali di spettacoli di attrazione regionale o nazionale.
La prossima Amministrazione Comunale è chiamata, quindi, a compiere alcune scelte urgenti e coraggiose:
- Completare rapidamente, per fine 2027, la ristrutturazione e adattamento dell’Auditorium MPX, Sala Petrarca, adibita a sala da musica con 600 posti e adeguato palcoscenico, che permetterebbe di realizzare un polo di attrazione culturale urbano in un quadrante urbanistico bisognoso di rigenerazione, dando finalmente spazio alle esigenze di espressione musicale della città non direttamente collegate alla didattica.
- Progettare ed avviare la grande opera di ristrutturazione e adeguamento dell’Auditorium Pollini, nel 2028-2030, partendo dall’edificio in via Cassan, i camerini, e poi l’auditorium medesimo, con tutte le caratteristiche previste dal grande progetto di sistemazione promosso dalla Fondazione Cassa di Risparmio e dal Comune, proprietario dell’Auditorium stesso.
- Anche così, non sarebbe soddisfatta l’esigenza di un “Nuovo Teatro” metropolitano di grandi dimensioni, per dare risposta alle esigenze della lirica, della prosa e della danza e della musica leggera e popolare, anche multietnica. Si deve pertanto individuare un luogo – anche temporaneo – dove realizzare il “Nuovo Teatro” per il Teatro Stabile del Veneto, che permetterebbe alla Fondazione, insieme al Teatro Del Monaco di Treviso e al Teatro Goldoni di Venezia, di gestire i tre capoluoghi dell’area metropolitana con un programma di dimensione nazionale e internazionale adeguato all’idea di “hub” centrale del Veneto di richiamo per tutto il Nord Est, l’Austria, la Slovenia, la Dalmazia.
- Nell’ipotesi di individuazione di una soluzione provvisoria per una sala teatro da 1.500-2.500 con torre scenica e spazi idonei, anche di ristorazione e ospitalità, che potrebbe poi essere impiegata anche per la musica popolare e la musica leggera, raggiungere questo obbiettivo entro 3 anni (2030), lavorando ad una fase successiva che preveda la realizzazione entro 5-7 anni del “Teatro Nuovo” di Padova, in grado di ospitare spettacoli fino a 2.700-3.000 spettatori, con specializzazione per teatro recitato, lirica, musica sinfonica e danza, in posizione e con caratteristiche che lo rendano competitivo ed anzi superiore per attrattività al Teatro la Fenice e all’Arena di Verona.
Solo in questa ipotesi, che, cioè, venga individuato un assetto di equilibrio stabile tra domanda e offerta di spettacolo dal vivo a Padova adeguato all’esigenza di centralità e attrattività di Padova nel Nord Est e nel quadrante europeo Alpe Adria, si potranno creare le condizioni necessarie per assicurare la valorizzazione delle competenze artistiche e delle potenzialità di Padova, cogliendo l’opportunità rappresentata dagli investimenti UE e nazionali per il rafforzamento della produzione artistica nazionale in chiave europea, ospitando orchestre e compagnie europee a Padova, e favorendo la maturazione di spettacoli competitivi, un pubblico consapevole, una prospettiva seria di produttività culturale di livello continentale a Padova.
Si propone, in tal senso, che le principali Fondazioni e Istituzioni padovane individuino un gruppo di lavoro di livello nazionale per uno studio di fattibilità e di marketing riferito a tale importante obbiettivo, con il consenso delle amministrazioni Comunale, Provinciale, Regionale, Camerale e della Fondazione Cariparo, già entro il giugno del 2027.
dott. Amedeo Levorato – Direttore dell’Orchestra di Padova e del Veneto – 26 ottobre 2026
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