
Amedeo Levorato – Direttore Amministrativo Fondazione OPV
Sintesi dell’articolo predisposta con l’IA
L’articolo ripercorre la storia e l’evoluzione dell’Orchestra di Padova e del Veneto (OPV) in vista del suo 60° anniversario nel 2026. L’autore, Amedeo Levorato, ne descrive il percorso come un’istituzione musicale che ha saputo rinnovarsi nel tempo, affrontando le sfide del contesto culturale ed economico.
Storia e Modello di Business
Fondata il 22 ottobre 1966 come Orchestra da Camera di Padova, l’istituzione è stata trasformata in Fondazione nel 2011. In 60 anni, l’OPV ha tenuto oltre 7.000 concerti. I musicisti e i direttori artistici, come il fondatore Claudio Scimone e l’attuale Marco Angius, sono considerati il cuore dell’organizzazione. L’orchestra si finanzia principalmente tramite il Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV), ma genera anche il 35% dei suoi ricavi da attività concertistiche.
L’analisi economica mostra una crescita dell’Orchestra del 34,3% a valore costante dal 1974. Questo risultato è stato raggiunto grazie a due fattori chiave:
- Art Bonus: L’applicazione di questo istituto fiscale dal 2018 ha incentivato le donazioni private.
- Aumento delle committenze esterne: L’Orchestra ha consolidato quasi 1 milione di euro di ricavi annui dal “mercato”
Questi successi hanno permesso all’OPV di investire in pubblicità, qualità artistica e nell’organico, che oggi conta 27 musicisti a tempo pieno e indeterminato, oltre a 8 impiegati amministrativi e 3 professionisti direttivi.
La Sfida delle Infrastrutture
L’articolo critica la storica carenza di strutture adeguate per le arti performative a Padova Nonostante la legge preveda che i Comuni mettano a disposizione teatri e locali, Padova non ha una propria sala prove e un auditorium. I teatri esistenti, come il Teatro Verdi e l’Auditorium Pollini, sono considerati inadeguati per l’acustica e i servizi.
L’autore sostiene che l’assenza di luoghi adeguati limita la possibilità di ospitare eventi di grande portata e orchestre internazionali. L’acquisizione di un vecchio cinema multisala da parte del Comune è vista come un primo passo, ma le sue prospettive sono definite “complicate” e “di difficile attuazione”. L’Orchestra offre la sua esperienza per contribuire a questo progetto, sperando di superare le difficoltà che hanno bloccato iniziative simili in passato.
Innovazione e Ruolo Culturale
Per attrarre un pubblico giovane e per resistere alla concorrenza dei social media e delle piattaforme digitali, l’OPV ha intrapreso una strategia di innovazione. L’obiettivo è trasformare lo spettacolo dal vivo in un’esperienza competitiva, sensoriale e multimediale.
Esempi di questa innovazione sono stati gli spettacoli
“I Pianeti” e “Sinfonia del Cosmo”, che hanno unito la musica sinfonica con filmati scientifici prodotti dall’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). Questo approccio si riflette anche nella rassegna “Families & Kids”, che utilizza musica, recitazione e danza per avvicinare i bambini all’arte.
La gestione di un’orchestra stabile richiede una combinazione di leadership artistica, organizzativa e gestionale. L’articolo elenca le caratteristiche essenziali per il successo:
- Conoscenza del contesto e delle fonti finanziarie.
- Una visione artistica chiara.
- Gestione delle risorse umane.
- Adeguata programmazione e ricchezza del repertorio.
- Capacità di attrarre finanziamenti e sponsorizzazioni.
- Efficacia nella produzione culturale e nel marketing.
- Innovazione tecnologica, con siti web e piattaforme di streaming.
Il testo dell’articolo
L’avventura artistica e organizzativa dell’Orchestra di Padova e del Veneto, fondata il 22 ottobre del 1966, completa nel 2026 il suo 60° anniversario, celebrando anche la sua 60° stagione sinfonica 2025-2026. Mai, neppure nel fatidico anno della pandemia 2019-2020, l’Orchestra ha rinunciato alla propria stagione, composta a volte di 12, a volte di 13 o 14 concerti sinfonici con le relative prove generali, intorno a cui si snodano le iniziative artistiche e le rassegne musicali per il proprio pubblico: la rassegna per famiglie e bimbi, quelle di musica contemporanea e sacra, le rassegne estive, l’esecuzione musicale delle opere liriche programmate dai comuni di Padova, Treviso, Rovigo (dato che a Verona e Venezia si collocano le due “giganti” Fondazioni Lirico Sinfoniche “storiche”, l’Arena e la Fenice, che fanno del Veneto una delle più importanti “regioni” culturali e musicali italiane. Per la Fondazione Orchestra di Padova e del Veneto, così trasformata nel 2011, nata nel 1966 come Ente Orchestra da Camera di Padova (associazione culturale ed artistica senza scopo di lucro), cominciava un percorso storico significativo, che l’avrebbe condotta fino al 2026, attraverso una storia di esecuzioni concertistiche che ha superato il numero di 7.000 concerti (130 in media d’anno, uno ogni 3 giorni da 60 anni con una composizione artistica media di 46 musicisti per concerto nel 2024). Fondata cogliendo le opportunità espresse dalla legge 14 agosto 1967, n° 800 (“Nuovo Ordinamento degli Enti Lirici e delle Attività Musicali”, con specifico riferimento all’art. 28 che istituisce le I.C.O. (Istituzioni Concertistico Orchestrali), senza voli pindarici e usando il consueto profilo minimalista padovano, non sempre la soluzione migliore in un mondo basato anche sull’apparenza, OPV ha consolidato intorno ad essa un “nucleo duro” di abbonati e spettatori abituali, oltre 500 a Padova, che vede nell’Orchestra una “finestra” della cultura cittadina aperta al resto d’Italia attraverso le numerose trasferte italiane e internazionali (circa 50 l’anno), un pubblico “allargato” di circa 35.000 spettatori l’anno, e un palcoscenico per musicisti, solisti, cantanti e direttori provenienti da tutto il mondo. L’attività dell’Orchestra, che nel 2024 ha raggiunto un massimo storico a € 3.282.726, è finanziata prevalentemente dal Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV), regolato sulla base di una programmazione triennale e annuale competitiva rispetto alle altre istituzioni della medesima categoria (orchestre stabili), può contare anche sul sostegno delle Amministrazioni Comunale e Provinciale di Padova, e della Regione Veneto, oltre a reperire sul mercato, con le proprie forze, il 35% dei ricavi annui da attività concertistica. Due importanti opportunità, quindi, trovano realizzazione nell’attività ordinaria dell’Orchestra di Padova e del Veneto: fare conoscere la realtà musicale padovana in Italia ed in Europa, portando i propri musicisti a “scoprire” palcoscenici di teatri ed auditorium italiani ed europei come “compagine artistica” e non solo come singoli, e portando i migliori artisti internazionali nel campo della musica sinfonica, classica e contemporanea, ad esprimersi nella nostra città, facendoli conoscere a musicisti, studenti del Conservatorio, docenti, spettatori comuni nell’esecuzione di opere che costituiscono in parte la storia della musica sinfonica, in parte la novità e la sperimentazione della stessa, nelle forme della musica sinfonica contemporanea. Nonostante il carattere di “vecchia istituzione” (e non già di “istituzione vecchia”) della Fondazione OPV, la cura della musica sinfonica classica e contemporanea (quest’ultima programmaticamente, tra molto pochi in Italia), la modernizzazione informatica e mediatica, l’assidua produzione discografica e televisiva piu’ volte premiata, e un continuo turnover di giovani musicisti in arrivo all’Orchestra e in uscita dalla stessa verso istituzioni di massimo prestigio e specializzazione, come la Scala di Milano, l’Arena, la Fenice, l’Accademia di Santa Cecilia, i teatri come il Carlo Felice di Genova, il San Carlo di Napoli, il Comunale di Bologna, le consorelle Orchestre stabili con la Haydn di Bolzano, la Toscanini di Parma, la Regionale di Firenze, e soprattutto da e per i Conservatori AFAM italiani, sospinge la Fondazione OPV in un percorso di continuo rinnovamento, caratterizzato da un afflusso continuo di giovani provenienti dall’Italia e da tutta Europa attraverso numerosi e periodiche audizioni e i concorsi per posizioni orchestrali, e un ritmo permanente di innovazione attraverso il portale “OPVorchestra.it”, l’Audiovideoteca digitale “OPVlive.it”, un calendario ricchissimo di iniziative che articola luoghi di esibizione – veri e propri scrigni culturali del territorio – e la collaborazione con i migliori artisti e interpreti contemporanei della musica sinfonica, i cori territoriali specializzati, le “venues” di alto e altissimo livello come la Biennale di Musica di Venezia, la Elbphilarmonie di Amburgo, i festival di Lucerna, Lubiana, Zagabria, Treviso, Rovigo, Belluno, Verona, il teatro Olimpico di Vicenza, Bassano, Mantova, Ravenna, Ferrara, Arezzo, Udine, Pordenone, Portogruaro, Trieste, Roma e Milano, i piu’ bei teatri della tradizione musicale e lirica italiana. La storia dell’Associazione Orchestra da Camera di Padova, divenuta nel 2011 Fondazione Orchestra di Padova e del Veneto, Fondazione autonoma riconosciuta e iscritta al n°663 del Registro Regionale delle persone giuridiche di diritto privato della Regione Veneto, da sempre ente “non commerciale”, sebbene iscritto al Registro delle Attività Economiche (REA) della Camera di Commercio di Padova con il n° 403156, è innanzitutto storia di persone. Prima di tutto i direttori artistici che si sono avvicendati alla guida dell’Orchestra: Claudio Scimone, fondatore, dal 1962 al 1983; Peter Maag, direttore principale dal 1983 al 2001; Bruno Giuranna, direttore artistico dal 1983 al 1992; Guido Turchi, direttore artistico dal 1992 al 1993; Mario Brunello, direttore musicale nel 2002-2003; Filippo Juvarra, direttore artistico dal 1994 al 2014, e infine Marco Angius. Marco Angius, arrivato a Padova nel 2015, è attualmente il direttore artistico e musicale dell’OPV da dieci anni. Poi è storia di prime parti, di musicisti di ogni livello e strumento: senza di essi e la loro professionalità non ci sarebbe orchestra, non ci sarebbe produzione seria e rigorosa, non ci sarebbe storia dell’Orchestra. Lo dimostrano diversi ed evidenti tentativi sviluppati nel territorio di promuovere orchestre basate su dopolavoristi e giovani promesse: l’orchestra è una organizzazione, necessita di dignità, sostegno, continuità, assistenza. Senza questo aspetto, una struttura organizzativa professionale per gli eventi, una nutrita biblioteca organizzata e digitalizzata, strumenti musicali e attrezzature, sala prove e sala concerti, non c’e’ orchestra, né espressione artistica. E’ attraverso i direttori artistici che viene individuata, pensata, programmata, articolata e sviluppata la “stagione artistica” dell’Orchestra, le sue specializzazioni ed inclinazioni, la testimonianza che l’Orchestra rende, attraverso le proprie produzioni dal vivo, quelle registrate e poi trasmesse alla radio (RAI Radio 3 oppure la Radio della Svizzera Italiana) e alla televisione (RAI 5 Cultura, Sky Music) oppure stampate dalle primarie editrici nazionali ed internazionali. Si tratta quasi sempre di “un discorso” portato avanti negli anni, che, a seconda del direttore artistico e delle inclinazioni musicali delle prime parti (spalla, viola, violoncello, contrabbasso, flauto, oboe, corno, tromba, percussioni), viene “coniugato” in stagioni sinfoniche sempre ricche di espressività, sia che essa svolga interpretazione di autori tradizionali come Mozart, Salieri, Vivaldi, Beethoven, Haydn, Mendelsohn, sia che “salga” nel tempo fino a Mahler, Bizet, Verdi, Puccini, Dvorak, Sibelius, Rostropovich, Stravinsky, Respighi e Malipiero o nella contemporanea di Haas, Stockhausen, Berio, Boulez, Cage, Maderna, Nono e fino agli attuali Zimmer, Romitelli, Neyman, Richter. Sono le persone, gli artisti, che animano l’Orchestra, insieme ai loro strumenti d’elezione e di lavoro: strumenti che possono essere nuovi o pluricentenari, di ottima fattura o di antico artigianato liutaio. Tutti strumenti che vengono mantenuti con cura e attenzione dal musicista e assicurati e mantenuti a spese dell’orchestra, perché ne sono la prima e unica forma espressiva all’interno dell’organico orchestrale, la “linea di produzione”. Abbiamo quindi un primo, fondamentale assunto: l’orchestra è un insieme di individualità artistiche, tutte specifiche, tutte specializzate, tutte uniche perché raramente un musicista professionista suona i diversi strumenti di una medesima categoria (legni, fiati, percussioni, pianoforte), e quasi mai strumenti di diverse categorie. Le individualità artistiche vengono coltivate per tutta la carriera professionale del musicista, cosi’ come del direttore d’orchestra, ed esprimono l’individuo nella sua dimensione corale della massa artistica, o anche nella sua dimensione di solista, quando per competenza, arte, esperienza, il musicista raggiunge questa particolare condizione dell’attività artistica. La coralità dell’Orchestra, quindi, è l’organizzazione ragionata e selettiva di molte individualità, il cui scopo professionale è studiare, provare ed eseguire le parti sinfoniche in un insieme collettivo, offrendo il meglio sotto il profilo interpretativo, individuale, relazionale con gli altri musicisti e i solisti, agli ordini del direttore d’orchestra. La “fabbrica” dell’Orchestra è fatta di persone, impegnate a coltivare sé stesse e – soprattutto – ad esprimere sé stesse nell’esecuzione musicale, prestando grande attenzione alla tutela della propria capacità espressiva, delle abilità interpretative e cognitive, ed anche della propria salute fisica, perché una lunga carriera professionale musicale non è esente da rischi sanitari per i muscoli e la postura, vincolata a lunghi tempi di esecuzione che richiedono a muscoli, tendini, schiena e polmoni sforzi spesso molto particolari. Ma l’orchestra costa. Il datore di lavoro, il direttore artistico, l’organizzazione dell’Orchestra devono tutelare prima di tutto questo patrimonio nel tempo. Una compagine di musicisti che è caratterizzata da un elevato turnover: continue audizioni dei nuovi e giovani musicisti per ciascuna categoria di strumenti, annualmente, portano all’Orchestra la linfa vitale dei giovani, e ne vedono passare ed uscire più che altrettanti verso i conservatori ed altre istituzioni. I permessi artistici e la permeabilità con le altre orchestre e i conservatori sono “pane quotidiano” della famiglia orchestrale. Chi è bravo, suona in più orchestre, insegna e studia. I concorsi, per le prime parti e le parti in fila, rappresentano un test per i nuovi musicisti e solisti che si avvicinano all’Orchestra, ed anche il coronamento dei periodi di attività in prova da liste di audizione, e vengono quindi a trasformare l’attività occasionale in più orchestre e scuole in attività permanente d’orchestra, una garanzia del posto di lavoro a tempo indeterminato per un certo numero di musicisti (da 30 a 40) che costituiscono la composizione base dell’Orchestra, e che sono in parte garantiti dalla contribuzione triennale ed annuale offerta dal Ministero della Cultura tramite FNSV alle 12 (da poco 13) Istituzioni Concertistico Orchestrali italiane. Chi decide quali siano, per competenza ed esperienza, i musicisti destinati ad entrare a fare parte dell’Orchestra stabile, sono gli stessi musicisti, in parte interni e in parte esterni, coordinati dal Direttore Artistico, che effettuano la scelta e propongono l’assunzione al Consiglio Generale della Fondazione attraverso concorsi in cui il Collegio giudicante è espresso esclusivamente da artisti. Nell’analisi economica della storia dell’Orchestra, ritenevo essenziale mettere al primo posto le figure dei direttori artistici e dei musicisti: insieme ai direttori d’orchestra occasionali e in residenza, e ai solisti invitati nelle stagioni e nei concerti, sono loro a pensare, decidere e realizzare il successo dell’Orchestra sotto il profilo artistico, il ruolo assunto nel panorama artistico nazionale e internazionale, le opere proposte al pubblico e soprattutto il gradimento finale degli spettatori, ascoltatori, telespettatori. E, per questo, il complesso dei costi artistici risulta essere il più rilevante (circa l’80% dei costi annuali di attività trovano giustificazione nelle spese del personale e degli allestimenti artistici), mentre quello organizzativo, amministrativo e per investimenti rimane costantemente ancorato al 20% delle spese totali nel bilancio di esercizio dell’Orchestra dell’anno 2024, come per gli esercizi precedenti nell’analisi effettuata sui bilanci dal 2017 al 2024. Per chi fosse interessato ad una analisi curiosa e sommaria, ma significativa, dell’andamento economico dell’Orchestra dalla fondazione ad oggi, abbiamo preso in esame i conti economici di esercizio dal 1974 al 2024, e ne è emerso questo sintetico grafico (figura 1).
Figura 1

Considerato il lunghissimo periodo intercorrente tra il 1974 e il 2024 (oltre 50 anni di storia dell’economia italiana, con crisi e riprese, contrassegnate da una crescita non sempre convinta e lineare), va prima di tutto effettuata una considerazione legata alla svalutazione monetaria: ebbene, i ricavi complessivi dell’Orchestra da Camera di Padova e del Veneto del 1974 (espressi in euro: € 149.058, pari a £ 293.103.180), quanto somigliano ai ricavi complessivi del 2024: € 3.282.726? Ebbene, applicando una rivalutazione prodotta dall’ISTAT, i ricavi del 1974 corrispondono a € 2.445.011 nel 2025.
Quindi, l’Orchestra è cresciuta in questi 50 anni?
Si’, è cresciuta in valore assoluto del 34,3% in volume di attività a valore costante dal 1974, nonostante a molti pessimisti questa forma espressiva musicale di spettacolo dal vivo sembri oggi “desueta”, e destinata ad estinguersi. Questa prima considerazione rende evidente che l’attività musicale della Fondazione, nonostante un ambiente culturale e territoriale veneto e padovano complesso, la costante concorrenza di altre istituzioni regionali e locali, la concorrenza dei conservatori finanziati al 100% dallo Stato, e quella delle Fondazioni Lirico Sinfoniche, finanziata a piè di lista, trova nelle conferme artistiche una propria ragione d’essere e, come si è detto, nonostante si parli di una “vecchia istituzione”, l’Orchestra di Padova e del Veneto non è una “istituzione vecchia”, ma viceversa rinnova il proprio ruolo nel tempo, aumentando in dimensione e in volume d’affari, come può accadere per una entità non prevalentemente economica e senza finalità commerciali, ma espressiva di una reale esigenza di spettacolo, formativa, culturale ed artistica che mantiene radici solide anche nel mondo moderno. Si può, inoltre, osservare che la contribuzione pubblica è sempre stata abbastanza consistente nella storia dell’Orchestra di Padova e del Veneto, adempiendo sostanzialmente alla finalità di assicurare il turnover e il mantenimento della massa artistica di musicisti, direttori e solisti, mentre la crescita “netta” attivata negli ultimi dieci anni (2015-2025) può essere ascritta principalmente allo sviluppo di due rilevanti fenomeni, oltre la capacità artistica e la bontà e attrattività dei programmi di spettacolo: dal 2018 l’applicazione dell’istituto fiscale dell’Art Bonus (detrazione del 65% delle donazioni effettuate per attività dell’Orchestra) e l’aumento della committenza esterna da parte di enti e istituzioni in Italia, hanno permesso di elevare il differenziale tra contributi pubblici (Ministero della Cultura, Regione, Provincia, Comune) rispetto ai costi totali, assicurando una entrata complessiva dal “mercato” consolidata per quasi € 1.000.000,00 annuo negli ultimi anni, che per essere conseguito richiede un grande sforzo promozionale e commerciale, ma ha assicurato all’Orchestra una significativa crescita di investimenti (in software, adeguamento locali, personale tecnico amministrativo e formazione) e di organico orchestrale (oggi a 28 musicisti stabili inquadrati con contratto a tempo pieno ed indeterminato, contro i 22 presenti nel 2018). L’aumento della committenza esterna, che risulta evidente dall’analisi della Figura 2 (quota contributi sul totale dei ricavi: 72% nel 2017; 63% nel 2021, 62% nel 2024 e 2025), liberando maggiori risorse per lo sviluppo, ha permesso investimenti in pubblicità, immagine, qualità artistica, importanti solisti e direttori, nonché nel ricambio del personale professionale di supporto, che aumenta le referenze e la percezione dell’Orchestra a livello nazionale e internazionale, e la sua conoscenza diretta.
Figura 2

Una considerazione particolare va fatta sull’entità dei contributi pubblici: a dispetto della tanto “reclamata” “autonomia regionale”, sembra che la cultura, almeno nel Veneto, non sia della partita. Trascurando la scarsa attenzione alla disponibilità di infrastrutture adeguate, come teatri e auditorium, a livello locale come nazionale, il soggetto più dinamico nel contribuire alla realtà musicale nazionale e alle arti performative risulta essere senza dubbio il Ministero della Cultura: negli ultimi dieci anni, oltre ad adeguare i contributi alla dinamica inflazionistica, il MIC a tratti ha anche saputo premiare la qualità artistica e gli sforzi dell’Orchestra di Padova e del Veneto per mantenere le proprie valutazioni all’altezza delle organizzazioni I.C.O. consorelle (queste ultime sono 12 in Italia, 13 dal 2025 con l’aggiunta di una nuova istituzione a Firenze), e ciò nonostante le molte situazioni di disagio e diversità legate alla scarsa propensione storica di questa regione alla cultura. Solo Padova, ad esempio, tra tutte le I.C.O. non ha una propria struttura di auditorium e sale prove su cui tutte le altre, viceversa, possono contare. La “classifica” temporanea e variabile delle I.C.O. italiane è capeggiata dall’Orchestra Verdi di Milano, orchestra primaria nazionale, seguita dalla Fondazione Haydn di Bolzano, dall’Orchestra Regionale della Toscana, dalla Fondazione Toscanini di Parma, e al quinto posto si colloca l’Orchestra di Padova e del Veneto, seguita dai Pomeriggi Musicali di Milano e dalle altre Orchestre riconosciute che possono avvalersi della qualifica di I.C.O. Una analisi piu’ ravvicinata del processo di contribuzione pubblica evidenzia un doppio feed back: mentre la contribuzione nazionale del MIC è influenzata dalla dinamica storica, dalla qualità artistica e da quella quantitativa (programma, spettacoli, spettatori, artisti), quella degli enti locali è condizionata principalmente dalla volontà delle rispettive Regioni di esprimere – attraverso il bilancio – una autonomia e una competenza culturale. Doppio feed-back perché le risorse nazionali hanno sempre un limite superiore, che consiste nell’assegnare d’ufficio al massimo solo 2,5 volte la somma dei contributi locali. Ecco allora che Province Autonome come Bolzano, e Regioni come Emilia Romagna e Toscana, proprio quelle che vantano istituzioni ai primi posti davanti a OPV, vantano bilanci superiori a € 10M e contributi locali tra € 3 e € 4M annui, contro € 0,56 destinati in Veneto e a Padova alla Fondazione OPV, non indicizzati dal 2018. Nel 2023, OPV ha perfino perduto una quota di contributo nazionale FNSV per mancanza di stanziamenti degli enti pubblici territoriali. Da registrare, invece, il crescente apporto di altre istituzioni come la Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e la Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura, che intervengono finanziando progetti di interesse per il territorio, anche se non computabili ai fini del F.N.S.V. Nel 2024, il volume d’affari della Fondazione è aumentato del +12,7% a € 3.282.726 al 31.12.2024 (da € 2.862.844 al 31.12.2023); gli spettatori nel 2024 sono stati n°29.515 con un incremento pari al + 13,8 % rispetto al 2023, che aveva registrato per l’Orchestra n°25.922 spettatori complessivi. Il “gruppo di lavoro” dell’Orchestra di Padova e del Veneto al 31.12.2024 risultava composto da 27 Musicisti a tempo pieno e indeterminato, 8 Impiegati amministrativi e 3 figure professionali per la direzione artistica e musicale, la direzione amministrativa e sviluppo, la responsabilità stampa e social networks, un totale 38 persone impiegate stabilmente, mentre altre 50 circa sono le figure “medie” impiegate per attività stagionali come le rassegne e i concerti. Nel 2024, OPV ha eseguito n° 121 concerti, di cui 92 inclusa la lirica con oltre 35 elementi orchestrali, impiegando una media di 46 musicisti a concerto. Un costo medio di € 26.650 a concerto. L’Orchestra di Padova e del Veneto si pone, nello scenario d’offerta locale come l’unica Istituzione Concertistica Orchestrale del Veneto, e – insieme alla Orchestra Haydn di Bolzano – rappresenta i due punti di riferimento della musica sinfonica classica e contemporanea nel Nord Est, appartenenti alla medesima categoria riconosciuta dal Ministero della Cultura. Il mercato della musica classica lascia spazio a diverse altre orchestre di minori dimensioni, basate essenzialmente sull’impiego di personale non professionale, impegnato in altre attività, ma solo Haydn e OPV mantengono compagini orchestrali articolate e complete, come le FLS Arena e Fenice, che possono garantire l’esecuzione di sinfonie articolate e complesse assicurando una qualità artistica rilevante. Sul piano locale, l’offerta è caratterizzata da una storica e automatica “segmentazione”, nel senso che le compagini orchestrali che offrono spettacoli musicali dal vivo in modo organizzato sono, essenzialmente, i Solisti Veneti, “ensemble” di 18-22 musicisti professionisti della musica originariamente fondata dal M.o Claudio Scimone, fondatore anche di OPV, e dagli Amici della Musica di Padova, che progettano e realizzano stagione e concerti di musica da camera con numero ridotto di musicisti (solisti e 3-5 musicisti). L’offerta risulta così naturalmente segmentata e distribuita per dimensioni di esecuzione, nel senso che non esiste, nel Veneto, altra orchestra professionalmente organizzata per l’esecuzione di opere sinfoniche rilevanti, eccetto le tre orchestre della Arena, Fenice e OPV. Sono presenti altre orchestre nate dai Conservatori, e orchestre regionali minori, che operano principalmente sulla base di volontariato o semi-professionalità occasionali. Sul piano musicale, oltre alla programmazione sinfonica, il pubblico apprezza molto la discografia (3-4 dischi in media all’anno) e la programmazione lirica, realizzata dalle F.L.S. o dai Comuni, riproponendo annualmente produzioni liriche ambiziose, la cui componente essenziale sono regia, allestimento, coro e cantanti, ed in cui l’Orchestra svolge una parte essenziale, ma non la più rilevante. Gestire un’orchestra stabile per la musica sinfonica classica e contemporanea costituisce un compito affascinante che richiede un mix di leadership artistica, organizzativa e gestionale. Ecco le caratteristiche principali che definiscono questa gestione.
- Precisa conoscenza del contesto istituzionale e della domanda reale di musica classica, sinfonica e contemporanea, da parte del territorio, cosi’ come delle fonti finanziarie pubbliche e private necessarie all’avvio e all’esecuzione delle attività.
- Visione artistica: come già detto in precedenza, un direttore artistico con una chiara visione è essenziale per guidare l’orchestra nella scelta del repertorio, bilanciando tra classici consolidati e opere contemporanee innovative.
- Gestione delle Risorse Umane: la selezione e il mantenimento di musicisti di talento e adeguatamente preparati e disponibili costituisce per l’Orchestra una attività quotidiana e cruciale. È essenziale creare e mantenere un ambiente di lavoro stimolante e collaborativo, sia per le professionalità musicali e artistiche che per quelle tecniche, da marketing a reporting a contrattualistica a relazioni esterne.
- Adeguatezza della programmazione e ricchezza del repertorio: pianificare triennalmente e annualmente le stagioni, come imposto dal Ministero della Cultura, richiede la capacità di attrarre un pubblico segmentato e diversificato, combinando concerti sinfonici tradizionali con nuove commissioni, collaborazioni, e la capacità di creare risonanza nell’opinione pubblica locale, regionale e nazionale.
- Finanziamento e sponsorizzazioni: è essenziale ottenere un supporto finanziario attraverso sovvenzioni Art Bonus, contributi pubblici e privati, partecipazione a bandi, acquisizione di commesse e donazioni per assicurare la sostenibilità a lungo termine.
- Capacità efficace di formulare una produzione culturale ed artistica di eccellenza, accedendo a tutte le piattaforme di divulgazione disponibili, oltre ai concerti e agli spettacoli dal vivo. Pubblicazione discografica sulle principali etichette, divulgazione radiofonica sulle reti della cultura musicale, trasmissione radiotelevisiva di particolare qualità sui canali nazionali.
- Comunicazione e Marketing: valorizzazione del sito Internet, della audioteca, della videoteca, dei social network, e di tutte le forme espressive e informative disponibili a livello locale (affissioni, manifesti, depliant, locandine, comunicazione stampa dinamica e continua con il pubblico) per permettere alla grande ondata turistica e alla popolazione di venire a conoscenza e di aderire alle iniziative proposte.
- Innovazione tecnologica: attraverso il rinnovamento dei sistemi informativi, multimediali, informatici, e la vetrina dei sito Internet, la biglietteria e la prenotazione elettronica, le tecnologie di streaming per i concerti, la formazione e l’educazione musicale delle giovani generazioni, ampliare costantemente la funzionalità organizzativa e l’efficienza dell’organizzazione, rendendola una organizzazione “affluente” e resiliente, corrispondente alle esigenze espresse dalle moderne domande sociali e culturali. Essenziale il ruolo del sito orchestrale www.opvorchestra.it e di quello www.opvlive.it, che ospita l’Audioteca e la Videoteca ad accesso gratuito con oltre 20 anni di opere dell’Orchestra.
Il futuro di OPV, sotto il profilo economico, è rappresentato dalla capacità di diversificare lo spettacolo contaminandolo con la cultura e le arti performative (danza, canto, musica leggera, recitazione, poesia, cinema). Un esempio sono stati i due eventi organizzati nel 2023 e 2024 che, musicando filmati scientifici prodotti dall’Istituto Nazionale di Astrofisica, hanno realizzato uno spettacolo multimediale offerto alla cittadinanza e alle scolaresche, sulla tematica della esplorazione del sistema solare e del cosmo. Di questa esperienza, saranno a breve prodotti due DVD audiovideo da distribuire alle scuole. Nel solco di questa esperienza si colloca anche la rassegna per le famiglie e l’infanzia, attiva da 14 anni a Padova e inserita in una rete che conduce esperienze a livello nazionale: Families & Kids si trasforma in una dozzina di spettacoli annui praticamente sempre esauriti da famiglie e bambini, con l’impiego della musica, della recitazione e della danza, nella consapevolezza che questi spettacoli creano nell’infanzia una attenzione per una formazione artistica, pratica, sociale, che non viene in alcun modo emulata dai social networks e dalle esperienze digitali. L’apprendimento dell’uso dello strumento musicale rappresenta, per il bambino, un percorso di identità individuale e relazionale prezioso che nessuna altra esperienza, tranne forse lo sport, è in grado di offrire. L’animazione di luoghi storici e artistici, la musica sinfonica contemporanea e sperimentale e la promozione di nuovi compositori, la promozione della musica sacra, il collegamento alla multimedialità, la narrazione di miti ed epopee in musica: sono tutte tematiche che l’Orchestra apre e percorre, per conseguire una continuità ed uno sviluppo della storica eredità della musica sinfonica con professionalità e creatività.
La questione dei luoghi dedicati alle arti performative
Nonostante l’art.23 della legge istitutiva n°800/1967 stabilisca chiaramente che “I Comuni, nei quali ha sede l’ente lirico o l’istituzione concertistica, sono tenuti a mettere a disposizione dell’ente o istituzione medesimi, i teatri ed i locali occorrenti per lo svolgimento dell’attività”, la questione della sede di prova e dei luoghi di esibizione dell’Orchestra di Padova e del Veneto non è stata affrontata per molto tempo, praticamente per tutti i 60 anni di vita dell’Orchestra. Fin dagli anni ’70 del XX secolo, infatti, su spinta del M.o Claudio Scimone, l’amministrazione comunale di Padova aveva puntato su opzioni diverse (da Piazza Rabin, al Cinema Altino, al progetto Kada di Piazzale Boschetti, per finire con Palazzo Foscarini “Casa della Musica” e l’auditorium nel parco della caserma Prandina), per individuare un luogo in cui realizzare un auditorium per la musica con sale prove, struttura che differisce sostanzialmente da qualsiasi teatro tradizionale per l’acustica, e da ogni sala riunioni o convegni (inclusa la capiente Sala Giotto realizzata all’interno del Centro Congressi Padova Hall) per la mancanza di palcoscenico adeguato, camerini e strutture di supporto per grandi orchestre e cori. A supplire queste mancanze, nel comune di Padova, ormai da quasi 80 anni sono esclusivamente il teatro Verdi (la cui acustica lascia molto a desiderare, e su cui risulta difficile se non impossibile intervenire) e l’auditorium Pollini, che ha adeguata acustica, ma manca di camerini ed ha un palcoscenico e servizi inadeguati. Caratteristica principale della musica sinfonica è l’incompatibilità con l’amplificazione acustica. La conseguenza di questa carente programmazione infrastrutturale è l’impossibilità di disporre a Padova di luoghi per esibizioni concertistiche rivolte a piu’ di 500 spettatori, e con adeguate infrastrutture. Manca totalmente la possibilità, a Padova, di ospitare orchestre sinfoniche provenienti da altri paesi europei e non, e di organizzare eventi con disponibilità adeguata di strutture, tanto che il privato, negli anni, ha dato vita ad una iniziativa per la realizzazione di una media struttura per la musica leggera (fino a 4.000 spettatori) realizzata senza riguardo alcuno all’acustica, in forma di tenda stabile con amplificazione nell’area dell’ex Foro Boario di Padova, in Corso Australia. Per la verità, negli anni i progetti non sono mancati, ma ciascuno di essi è stato progressivamente abbandonato per la mancanza di una adeguata volontà politica, la carenza di budget e attività rilevanti, l’assenza di soggetti motivati alla gestione detentori delle specifiche competenze nel settore pubblico. Oggi, che tali competenze sembrano essere finalmente presenti, il mondo musicale padovano si è enormemente animato, e si registrano numerose realtà musicali nascenti, che vanno ad aggiungersi a quelle tradizionali: Orchestra di Padova e del Veneto, Solisti Veneti, Amici della Musica, Orchestra del Conservatorio (conservatorio che ospita piu’ di 1.000 studenti italiani ed esteri), arricchendo e motivando la scena musicale padovana anche in seguito alla fase di notevole internazionalizzazione culturale nata dall’Università. L’esigenza di luoghi alternativi per le arti performative, inclusa la musica, la recitazione, la danza, sta diventando quindi molto rilevante. L’Auditorium, così come il teatro per la recitazione, la lirica, la danza, non sono solo luoghi del tempo libero, e devono possedere caratteristiche tecniche, organizzative e spazi che denotino potenzialità, fruibilità per ogni tipo di domanda, popolare ed elitaria, e strutture che permettano lo studio, l’inesauribile esercitazione, le prove, oltre al momento dell’esibizione vera e propria. L’abbondanza di interessi culturali e tempo libero che caratterizza l’antropologia e le relazioni sociali del XXI secolo presuppone strutture culturali che non siano luoghi occasionali, dove si arriva, si accende la luce, si esegue lo spettacolo, e poi si chiude e si va via. L’arte performativa presuppone una globalità, una complessità, una specificità e una contaminazione che non corrispondono alla disponibilità di luoghi limitati, scarsi, inadeguati, antichi, insicuri, inospitali, irraggiungibili: in questi locali occasionali non può avere luogo un processo culturale complesso, che vede interagire gli spettatori dell’evento e gli abbonati, le giovani generazioni e l’infanzia, gli studenti e gli anziani, in un dialogo generativo che si infittisce e offre ragioni di senso e cultura che vanno ben oltre l’episodio occasionale dello spettacolo serale. Una città come Padova, ricca di eccellenze culturali e accademiche, che attrae decine di migliaia di studenti dall’estero e milioni di turisti non di massa, ma culturali e intellettuali, necessita di questi “luoghi di condensazione e generazione” della cultura e dello scambio, come a Venezia la Biennale, la Fondazione Cini, l’Accademia, e i molti luoghi della cultura. Padova cosa offre? Poche strutture non coordinate, quasi sempre inadeguate, che non disegnano una strategia culturale plurale per il futuro. Eppure, migliaia di giovani giocano nelle scuole musicali, nei licei, nei conservatori, la carta della musica come strumento di crescita e di identità, anche adulta. Insieme alla musica, vi sono tutte le altre arti performative (le arti performative sono una vasta categoria di espressioni artistiche caratterizzate dall’atto performativo come opera principale. Questo include forme artistiche come la danza, la musica, il teatro, l’illusionismo, il mimo e la performance art. L’atto performativo coinvolge un artista o un gruppo di artisti che esegue un insieme di azioni davanti a un pubblico). Una città come Padova merita una progettualità seria e impegnata per questi obbiettivi, soprattutto in un presente caratterizzato da una seria crisi dei valori e delle aspettative, e sconvolta da guerre arretrate e desuete, che pero’ stanno disorientando proprio le giovani generazioni. L’Amministrazione Comunale ha recentemente fatto un passo avanti, acquistando una vecchia struttura multisala della Diocesi di Padova, l’ultima struttura cinematografico-teatrale rimanente nel centro storico di Padova, con lo scopo di ristrutturarla e adeguarla a luogo di arti performative. Il processo di studio e trasformazione di questa struttura sta muovendo ora i suoi primissimi passi, e le prospettive appaiono complicate e di difficile attuazione: troppo divario tra ambiziose attese e capacità realizzativa concreta. L’Orchestra di Padova e del Veneto ha offerto le esperienze maturate e la propria ormai sessantennale eredità culturale e artistica per metterla al servizio di questa operazione, sperando che l’Amministrazione Comunale, e la sua struttura dedicata al settore culturale e turistico, possa e voglia avvalersene per offrire alla città opportunità che, purtroppo, finora non hanno mai trovato un adeguato soddisfacimento, come ben ripeteva il compianto Maestro e fondatore, Claudio Scimone.
Aggiornamento del 18 agosto 2025
OPV al terzo posto tra le Orchestre riconosciute dal Ministero della Cultura
In vista della 60ª Stagione concertistica, per il triennio 2025-27 il Ministero della Cultura classifica l’Orchestra di Padova e del Veneto prima nell’ambito del gruppo di appartenenza e terza per punteggio totale nazionale.
A seguito della pubblicazione dell’assegnazione dei contributi del Settore Musica dell’anno 2025 del Fondo Unico dello spettacolo (FUS) per la Musica, per il triennio 2025-27 la Fondazione Orchestra di Padova e del Veneto si è classificata prima nell’ambito del gruppo di appartenenza e terza per punteggio totale nazionale (quinta nel 2024) dopo l’Orchestra Sinfonica di Milano e l’Orchestra della Toscana. Un risultato che riconosce la qualità della proposta artistica e l’impegno culturale dell’Orchestra, fondato su un’attività concertistica composita e diffusa sul territorio nazionale e all’estero, eventi che hanno registrato un sensibile incremento di pubblico, soprattutto tra la generazione più giovane. Parte con un segnale importantissimo, quindi, la 60ª Stagione concertistica della Fondazione Orchestra di Padova e del Veneto, al terzo posto tra le 12 Istituzioni Concertistico Orchestrali italiane per qualità artistica, organizzazione, pubblico pagante e programma musicale. Il decreto del Direttore generale Spettacolo 23 luglio 2025, rep. n. 1125 recante determinazione di assegnazione dei contributi per l’anno 2025 nel settore Musica ai sensi del D.M. 23 dicembre 2024, n. 463, ha infatti premiato OPV mettendola al primo posto del suo “gruppo” sui tre complessivi. Il punteggio totale conseguito è di 80,16, al terzo posto tra le 12 istituzioni Concertistico Orchestrali riconosciute oggi in Italia.
L’Orchestra si qualifica per il 2025 e per il triennio 2025-2027 grazie a un prestigioso riconoscimento da mantenere e consolidare attraverso un programma annuo di 130 concerti in Italia e all’estero, la celebrazione del 60°, le nuove pubblicazioni discografiche, tra cui l’integrale delle Sinfonie di Gian Francesco Malipiero, compositore veneziano tra i più importanti del Novecento europeo, e un evento in collaborazione con i giochi olimpici Milano-Cortina di febbraio 2026, ovvero la seconda edizione del Concorso Internazionale per giovani direttori d’orchestra Peter Maag.
«Questo traguardo è motivo di orgoglio per tutta la città e non solo, – dichiara l’Assessore alla Cultura del Comune di Padova Andrea Colasio -, dato che l’Orchestra di Padova e del Veneto è l’unica Istituzione Concertistico Orchestrale del nordest riconosciuta dal Ministero. Questo traguardo premia così competenza e professionalità, determinata dall’azione del Vicepresidente Paolo Giaretta che sin da subito si è messo al servizio della città. Come amministrazione ci siamo proposti vettori della cultura, abbiamo effettuato un investimento strategico per la casa della musica a Padova con l’acquisizione dell’MPX e della sua messa in funzione, operazione che ha consentito di attrezzare la città di due sale da concerto. Come Assessore alla Cultura sento di rivolgere un ringraziamento alla Fondazione dell’Orchestra di Padova e del Veneto e a tutti i suoi collaboratori».
«È un riconoscimento che premia un lavoro d’eccellenza sotto il profilo artistico e manageriale – afferma il Vicepresidente OPV Paolo Giaretta –. È un risultato che ci dà grande soddisfazione, ottenuto in condizioni difficili, con un costante miglioramento delle performance. Superiamo istituzioni con risorse economiche ben maggiori grazie a tutti i nostri collaboratori e a un pubblico che continua a seguirci con sensibile attenzione».
«Sono davvero felice di questo risultato che cade a ridosso della 60ª Stagione – afferma il Direttore artistico e musicale OPV Marco Angius –, frutto di un lavoro di squadra affiatato e condiviso. La dedizione e professionalità dell’Orchestra, nella sua totalità artistica e amministrativa, viene premiata e sostenuta dal pubblico, dalle istituzioni e dalla passione di chi lavora quotidianamente a questa realtà contribuendo alla crescita culturale del territorio veneto e di quello nazionale. Vengono oggi riconosciute anche le scelte coraggiose e innovative del nostro repertorio».
Fino al 28 agosto 2025 OPV sarà impegnata in regione con gli eventi del cartellone estivo Notturni a sostegno del territorio, mentre il 9 ottobre 2025 verrà inaugurata la 60ª Stagione concertistica al Teatro Verdi con un grande concerto sinfonico diretto da Marco Angius, che riunirà due tra i più celebri balletti del primo Novecento: Bolero di Ravel e Petrushka di Stravinsky, oltre al Poema sinfonico di Respighi Fontane di Roma.
INFORMAZIONI
Maggiori informazioni sul sito www.opvorchestra.it


Padova, 18 agosto 2025
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